giovedì 24 maggio 2007

Tomorrow will be better.

Cazzo. Sono di nuovo le due.
Pensò, prima di accendersi un'altra sigaretta.
Era sempre così.
Nonostante viaggiasse tutte le settimane, la cosa che proprio riusciva a non farlo dormire erano i cuscini degli alberghi.
O troppo duri, o sottili, o di lana agglomerata in masse informi.
E questa volta aveva dimenticato di infilare il suo in valigia.
Cercò di piegare in due quello che aveva trovato, ma per tenerlo fermo, sarebbe stato costretto a stare fermo anche lui, fissando il soffitto.
E lui dormiva di lato.
Buttò la cenere, poi, tenendo la sigaretta tra le labbra, infilò i pantaloni di cotone leggero, e le scarpe, sempre con la testa leggermente in su e l'occhio destro socchiuso, perché non ci entrasse il fumo.
Uscì dall'albergo.
L'aria era pesante e calda come fosse stata estate, ma non lo era.
Passeggiò piano con lo sguardo basso tra le strade di pietra.
Anche qui. Pensò.
Il rumore cupo e l'odore lo richiamarono lungo i vicoli, che seguì guardando dritto davanti a sé, perché sapeva di averlo trovato.
E lì, la distesa buia e profonda, e viva, d'acqua.
Rimase appoggiato a quella ringhiera arrugginita, una strana coincidenza, pensò, che si affacciava sulla spiaggia.
Anche nel suo paese c'era un posto così.
Ma era dall'altra parte.
Dal lato del mondo dove il sole sorge dalla schiuma bianca, e tutto intorno è immobile, mentre si colora.
Il lastricato carico dell'umido della notte.
Forse troppo sonno, troppo alcol, e troppa velocità. Comunque troppo.
Una frenata inutile e i fari piantati sulla schiena.
In questo posto il giorno ti coglie alle spalle.
Pensò.
E poi smise.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

tu strizzi l'occhio destro quando hai la sigaretta in bocca e le mani impegnate....ma tu potresti dormire anche sulle pietre!!!

Saseko ha detto...

Anche sotto, polpetta.
Anche sotto.