Vengo svegliata alle sei da Enrico che, dopo aver fallito l'ingresso dal balcone, giustamente vorrebbe entrare a casa sua.
Mi alzo, apro, e risvengo sul divano.
Il cellulare squilla alle nove meno un quarto.
Ma cazzo.
E' sabato.
Che poi, manco in settimana e nonostante il lavoro, posso definirmi sveglia a quell'ora lì.
Tant'è, mi avvertono - casomai mi fosse sfuggito - che finalmente è arrivato Harry Potter.
Colaziono e mi dirigo in libreria, dalla quale esco con un mucchio di euro in meno (ma 'sti pound ancora lo reggono il cambio con l'euro?) e sotto un sole che mi costringe a tornare muro muro verso casa.
La giornata si consuma rotolandosi qui e là con gli ospiti occasionali del soggiorno, che a sentirlo detto così sembra il soggiorno di un bordello, mentre, al contrario, è una casa apertissima.
Subito dopo pranzo, cioè verso le 19:
_Andiamo a un concerto?
_Di chi?
_Giuliano Palma e The Bluebeaters.
_Dove?
_A Bosco Albergati.
_(parte il coro)Gratis?
Appurato il sì, partiamo.
Non male, la musica dal vivo è sempre emozionante, anche se per la prima volta realizzo che ai concerti non ballo per il solo motivo che sono troppo concentrata a immaginarmi come ci si sente a cantare davanti a tante persone.
E non nel bagno con il mac appoggiato sul water e Spillo che si lamenta perché non sente la tv. Per dire.
Finisce il concerto comincia il reggae-dj e realizzo per la millessima volta che non ballo perché proprio non mi viene.
Arrivano le quattro, ma ci perdiamo le due:
le componenti francesi si mescolano agli autoctoni, furbescamente entrambe non munite di cellulare.
Senza contare che abbiamo un gravinese iperventilato che continua ad urlare "One more" al dj (che somiglia a Toni Servillo) e che trascina random qualcuno sottopalco.
Due ore solo per ricomporci verso le auto.
Che, si può tornare a casa senza il cornetto?
No.
Quindi tutti felicemente a masticare cibo mentre il mio stomaco mi prende a schiaffi dalla fame e i denti scioperano.
Alle sei, finalmente, casa.
Ma devo comprare il biglietto per tornare a Milano, e di notte il sito di trenitalia funziona peggio che di giorno e si fanno le sette prima di ottenere uno stracazzo di posto.
Non sono tanto le 22 ore e un quarto in piedi, quanto l'assoluta sobrietà, a farmi sentire così stanca.
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