martedì 2 ottobre 2007

Eò.

Mi piacciono gli oggetti che sembrano inutili e dal sapore vagamente antico: ventagli, clessidre, dadi di legno, ombrelli da pioggia e da sole, i bastoni da passeggio e le spade del mio bisnonno.
I gufi, le tende alle finestre e le audiocassette con la mia voce registrata, alzarmi prima della sveglia e non alzarmi dopo.
Enrico quando ride fortissimo, Valeria quando si spaventa.
Il sole d'autunno e le foglie rosse, gli alberi di Giuda, di mimosa e di ciliegio.
I kiwi e i mandarini e le albicocche, le margherite e i tulipani e i girasoli.
La parmigiana di mia mamma, le olive di Cerignola, il cioccolato e la cannella nel cappuccino.
Le persone che mi sorridono anche se non mi conoscono, guardare fuori dal finestrino, cantare in loop, le risposte e le domande intelligenti.

Non mi piacciono gli animali con più di quattro zampe, gli aghi delle siringhe, le mani sui muri, l'aggettivo "carino",
Non mangio i finocchi cotti, né pesce, né molluschi, né crostacei, né coniglio, né cavallo, né l'agnello quando non vedo dove stanno gli ossicini.
Le persone arroganti e quelle saccenti.
Le ditate sugli occhiali e le unghie troppo lunghe.
Non mi dovete toccare: naso, polsi, piedi e ombelico.

Non è difficile, in fondo.

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