Quando stai male, nulla aiuta di più delle parole di conforto di un vero amico.
Lui merita una menzione speciale.
Grazie, Davide.
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eatuzapp arevic aregoll andic aridill andic stendull aripidapidoll aruptapirupi racuricangu cheachiricangu
artzazzai aripidapidill abiristapdil landenlando abaricacta paripari paribiribiribiri stendelando
eabarella stenlan dealo adabareverevedeveduiuvu paresda lella sdenlando
bedaghedaghedaghedododeiado
venerdì 25 maggio 2007
giovedì 24 maggio 2007
Tomorrow will be better.
Cazzo. Sono di nuovo le due.
Pensò, prima di accendersi un'altra sigaretta.
Era sempre così.
Nonostante viaggiasse tutte le settimane, la cosa che proprio riusciva a non farlo dormire erano i cuscini degli alberghi.
O troppo duri, o sottili, o di lana agglomerata in masse informi.
E questa volta aveva dimenticato di infilare il suo in valigia.
Cercò di piegare in due quello che aveva trovato, ma per tenerlo fermo, sarebbe stato costretto a stare fermo anche lui, fissando il soffitto.
E lui dormiva di lato.
Buttò la cenere, poi, tenendo la sigaretta tra le labbra, infilò i pantaloni di cotone leggero, e le scarpe, sempre con la testa leggermente in su e l'occhio destro socchiuso, perché non ci entrasse il fumo.
Uscì dall'albergo.
L'aria era pesante e calda come fosse stata estate, ma non lo era.
Passeggiò piano con lo sguardo basso tra le strade di pietra.
Anche qui. Pensò.
Il rumore cupo e l'odore lo richiamarono lungo i vicoli, che seguì guardando dritto davanti a sé, perché sapeva di averlo trovato.
E lì, la distesa buia e profonda, e viva, d'acqua.
Rimase appoggiato a quella ringhiera arrugginita, una strana coincidenza, pensò, che si affacciava sulla spiaggia.
Anche nel suo paese c'era un posto così.
Ma era dall'altra parte.
Dal lato del mondo dove il sole sorge dalla schiuma bianca, e tutto intorno è immobile, mentre si colora.
Il lastricato carico dell'umido della notte.
Forse troppo sonno, troppo alcol, e troppa velocità. Comunque troppo.
Una frenata inutile e i fari piantati sulla schiena.
In questo posto il giorno ti coglie alle spalle.
Pensò.
E poi smise.
Pensò, prima di accendersi un'altra sigaretta.
Era sempre così.
Nonostante viaggiasse tutte le settimane, la cosa che proprio riusciva a non farlo dormire erano i cuscini degli alberghi.
O troppo duri, o sottili, o di lana agglomerata in masse informi.
E questa volta aveva dimenticato di infilare il suo in valigia.
Cercò di piegare in due quello che aveva trovato, ma per tenerlo fermo, sarebbe stato costretto a stare fermo anche lui, fissando il soffitto.
E lui dormiva di lato.
Buttò la cenere, poi, tenendo la sigaretta tra le labbra, infilò i pantaloni di cotone leggero, e le scarpe, sempre con la testa leggermente in su e l'occhio destro socchiuso, perché non ci entrasse il fumo.
Uscì dall'albergo.
L'aria era pesante e calda come fosse stata estate, ma non lo era.
Passeggiò piano con lo sguardo basso tra le strade di pietra.
Anche qui. Pensò.
Il rumore cupo e l'odore lo richiamarono lungo i vicoli, che seguì guardando dritto davanti a sé, perché sapeva di averlo trovato.
E lì, la distesa buia e profonda, e viva, d'acqua.
Rimase appoggiato a quella ringhiera arrugginita, una strana coincidenza, pensò, che si affacciava sulla spiaggia.
Anche nel suo paese c'era un posto così.
Ma era dall'altra parte.
Dal lato del mondo dove il sole sorge dalla schiuma bianca, e tutto intorno è immobile, mentre si colora.
Il lastricato carico dell'umido della notte.
Forse troppo sonno, troppo alcol, e troppa velocità. Comunque troppo.
Una frenata inutile e i fari piantati sulla schiena.
In questo posto il giorno ti coglie alle spalle.
Pensò.
E poi smise.
lunedì 21 maggio 2007
CaseAutoLibriViaggiChic'èc'èFogliDiGggiornale.
Qualcuno ci salvi da Tiziano Ferro.
Abbiamo fatto una prova, rasentando l'esperimento scientifico:
cinque soggetti, sottoposti ad uno stimolo di soli dieci secondi, hanno modificato il normale comportamento per un tempo osservato di circa quattro ore.
Cinque deficienti che sovrappensiero hanno continuato a canticchiare testi del nostro connazionale.
Chi glieli scrive?
Come fa?
Perché rimaniamo succubi di una un lamento?
Cos'è, masochismo?
Ma soprattutto: perché ANCHE con la Pausini?
Per uscirne abbiamo dovuto ascoltare Marilyn Manson tutta la sera.
Dovevo sfogarmi, chiedo xdono.
Abbiamo fatto una prova, rasentando l'esperimento scientifico:
cinque soggetti, sottoposti ad uno stimolo di soli dieci secondi, hanno modificato il normale comportamento per un tempo osservato di circa quattro ore.
Cinque deficienti che sovrappensiero hanno continuato a canticchiare testi del nostro connazionale.
Chi glieli scrive?
Come fa?
Perché rimaniamo succubi di una un lamento?
Cos'è, masochismo?
Ma soprattutto: perché ANCHE con la Pausini?
Per uscirne abbiamo dovuto ascoltare Marilyn Manson tutta la sera.
Dovevo sfogarmi, chiedo xdono.
sabato 12 maggio 2007
Orca Russa.
Ma no.
Nel senso delle cinque dita.
Ognuna che ha un motivo.
Le ho guardate senza vederle, gli occhiali nel disordine di un comodino impolverato, in una stanza poco illuminata e piena di vestiti.
Ridi, e ridi.
Mentre cerco di capire il colore tra i tuoi occhi, dai tuoi occhi, ai piedi del letto.
Arriva il giorno, e vado via, torno al mio posto pieno di luce.
Nel senso delle cinque dita.
Ognuna che ha un motivo.
Le ho guardate senza vederle, gli occhiali nel disordine di un comodino impolverato, in una stanza poco illuminata e piena di vestiti.
Ridi, e ridi.
Mentre cerco di capire il colore tra i tuoi occhi, dai tuoi occhi, ai piedi del letto.
Arriva il giorno, e vado via, torno al mio posto pieno di luce.
sabato 5 maggio 2007
Spock
Su un treno interregionale in cui manca l'aria e fatico a respirare.
Odore di scarpe bagnate e sudore e un'arancia che è stata appena aperta.
La pianura al di là del finestrino è desolante, non vedere mai il mare è deprimente.
Lo sguardo rientra nello scompartimento, dopo aver selezionato sulla playlist la stessa canzone per la quindicesima volta.
Lui siede nel posto speculare al mio.
Corridoio, così posso allungare le gambe.
Un enorme libro sulle ginocchia che sottolinea con una matita rossa e blu, come quelle delle maestre dei miei ricordi. Mi fa sorridere il fatto che abbia le orecchie leggermente a punta. Capelli crespi e scuri, legati in una coda lenta dietro la testa.
Ciglia molto lunghe. Come le dita delle mani, che sono nodose.
Ora, queste sono due cose che di solito scatenano fantasie su dita che affondano nella carne e sguardi profondi nella mia testa modalità weekend.
Le persone sedute davanti a me scendono ad una fermata grigia in mezzo al nulla. E lui s'avvicina di un posto. Le fantasie partono a alla stessa velocità alla quale il sangue affluisce alle mie guance. Sorrido e mi fingo concentratissima sul giornale.
Una ragazza sistema la valigia sulla rastrelliera, lui si alza per aiutarla, credo io.
E invece solleva leggermente la rosa bianca che, non avevo visto, era poggiata sul suo borsone.
La guarda. E la riposa dov'era.
Le lacrime me le ritrovo sul punto di uscire, assieme al mio sguardo, fuori dal finestrino.
Odore di scarpe bagnate e sudore e un'arancia che è stata appena aperta.
La pianura al di là del finestrino è desolante, non vedere mai il mare è deprimente.
Lo sguardo rientra nello scompartimento, dopo aver selezionato sulla playlist la stessa canzone per la quindicesima volta.
Lui siede nel posto speculare al mio.
Corridoio, così posso allungare le gambe.
Un enorme libro sulle ginocchia che sottolinea con una matita rossa e blu, come quelle delle maestre dei miei ricordi. Mi fa sorridere il fatto che abbia le orecchie leggermente a punta. Capelli crespi e scuri, legati in una coda lenta dietro la testa.
Ciglia molto lunghe. Come le dita delle mani, che sono nodose.
Ora, queste sono due cose che di solito scatenano fantasie su dita che affondano nella carne e sguardi profondi nella mia testa modalità weekend.
Le persone sedute davanti a me scendono ad una fermata grigia in mezzo al nulla. E lui s'avvicina di un posto. Le fantasie partono a alla stessa velocità alla quale il sangue affluisce alle mie guance. Sorrido e mi fingo concentratissima sul giornale.
Una ragazza sistema la valigia sulla rastrelliera, lui si alza per aiutarla, credo io.
E invece solleva leggermente la rosa bianca che, non avevo visto, era poggiata sul suo borsone.
La guarda. E la riposa dov'era.
Le lacrime me le ritrovo sul punto di uscire, assieme al mio sguardo, fuori dal finestrino.
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