sabato 21 novembre 2009

Mentre fuori nevica.

"Ridimmelo. Adesso!".
E' in piedi davanti a me e urla, questo lo so per certo, gesticola con forza strillando - "Cazzo, Luca, guardami in faccia e dillo di nuovo, se hai coraggio".
Mi pulsano le tempie, e la sua voce è¨ fuori sincrono con le labbra.
Continuo a girare il cucchiaino nella tazza che mi ha portato.
Il caffè era caldo, quando, prendendolo dalle sue mani, le avevo detto "Ti lascio".
Lo stridere e tintinnare del metallo a sciogliere lo zucchero le ha sempre dato sui nervi: voglio vedere se ora se ne accorge come tutte le mattine.
Ansima, mentre il mascara cola assieme alle lacrime descrivendole una ragnatela sul volto.
Fermo la mano, appoggio la tazza sul pavimento, e dico: "Ti lascio"
Crolla sulle ginocchia e si guarda le mani, i denti, ingialliti dall'hashish, riaffiorano da una smorfia.
Mi fanno schifo.
Comincio ad aver freddo nonostante i vestiti, la schiena è appoggiata alla parete umida e il vento trasporta nuvoli di polvere randagia su un tatami svedese.
Una doga si è spezzata, stanotte, sotto il peso delle sue ginocchia appuntite.
Il lamento diventa sempre più forte.
"Per una volta, per una cazzo di buona volta, taci." Dico.
"Bastardo! Sei un fottuto bastardo!" - gorgoglia - "Bastardo!" - più piano.
Trema dondolandosi abbracciata alle caviglie, piange e sbava, le cola il naso tra le labbra.
Come sempre, tra poco la botta le regalerà forza e ferocia.
Infilo le scarpe e la porta, in silenzio faccio scattare la serratura girando due volte la chiave.
E sono fuori.
Raggiungo la fine dell'isolato, svolto l'angolo e tiro il cellulare fuori dalla tasca.
Rubrica rapida, tasto tre:
"Spillo, sono io. Passo tra venti minuti".
Sospiro di un sospiro che dilata le narici e sento il bianco sui denti.
"Oggi festeggio".