giovedì 8 febbraio 2007

Babi nei miei sogni.

La nostra armonia è formata da una lotta dei toni,
dall'equilibrio perduto,
dal venir meno dei princìpi,
da inattesi rulli di tamburo,
da grandi interrogativi,
da un tendere apparentemente senza scopo,
impulsi e nostalgie apparentemente incoerenti,
catene e legami spezzati che riducono la molteplicità all'unità,
contrasti e contraddizioni.

Wassily Kandinsky

martedì 6 febbraio 2007

Op. Cit.

Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi
ma è inutile cercarmi sotto il tavolo,
ormai non ci sto più
ho preso qualche treno, qualche nave,
qualche sogno, qualche tempo fa


Ricordi che giocavo coi tuoi occhi nella stanza, e ti chiamavo mia,
e inoltre la coperta all'uncinetto, c'era il soffio della tua pazzia
e allora la tua faccia vietnamita ricordava tutto quel che ho.


E adesso puoi richiuderti nel bagno a commentare le mie poesie
però stai attenta a tendermi la mano,
perché il braccio non lo voglio più
mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri
e non si trova mai
e i fiori nella vasca sono tutto quel che resta e quel che manca,
tutto quel che hai
e puoi chiamarmi ancora amore mio


E qualche volta aspettami sul ponte, i miei amici sono tutti là
con lunghe sciarpe nere ed occhi chiari, hanno scelto la semplicità
se Luigi si sporge verso l'acqua sono solo fatti suoi


E ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai
per quel sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi già
e ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei


Però non mi confondere con niente e con nessuno, e vedrai...
niente e nessuno ti confonderà
soltanto l'innocenza nei miei occhi, c'è nè già meno di ieri, ma che male c'è
le navi di Pierino erano carta di giornale, eppure vedi, sono andate via
magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portato mai
e puoi chiamarmi ancora amore mio

Francesco De Gregori, Bene.

venerdì 2 febbraio 2007

In conclusione.

Dirigendomi verso l'auto, parcheggiata - mea culpa - a metà tra l'asfalto e un'aiuola,
trovo la degna conclusione della giornata sottoscritta.
Da lontano, vedo qualcosa attaccato allo sportello sinistro.
C'è umidità, magari un foglio di giornale svolazzante s'è appiccicato lì.
Mi avvicino. E' uno scottex. Sulla maniglia.
C'è della roba scura, tutta intorno.
"Ma Guarda questo stronzo, ha pestato una merda e me l'ha lasciata sull'auto",
penso, mentre osservo la toppa della chiave.
E invece no.
Mi rendo conto che il foglio è stato scientificamente incastrato nell'incavo della maniglia. Volontariamente.
E solo dopo aver spalmato tutto intorno la migliore espressione dell'amata bestiola.
Che minimo è un bobtail, data la quantità.
Essere donna è anche sapere che in borsa hai sempre un pacco di fazzoletti.
Faccio il necessario per evitare di guidare con un chilo di merda al mio fianco, ma preferisco entrare dall'altra parte. Ed eccolo arrivare.
Un vecchietto con la faccia dura e incavata, il bavero alzato di un cappotto nero, mi fissa.
Leggo nei suoi occhi il disappunto. Non aveva calcolato l'altro sportello.
Dà uno strattone al guinzaglio: Stupido cane, la prossima volta devi sforzarti di più.